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Il Supercross abbandona il salto triplo?

  • Immagine del redattore: A cura della redazione
    A cura della redazione
  • 7 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Dopo l'incidente di Barcia è sparito l'ostacolo simbolo del Supercross. Vediamo perché e quali sono le alternative


Sì, avete capito bene: in USA stanno seriamente valutando di eliminare il triplo salto dalle piste da Supercross. Chi segue questo sport lo sa bene: il triplo non è un ostacolo qualunque. È probabilmente il simbolo stesso del supercross americano, il salto che più di tutti caratterizza il concetto di tracciato indoor, il salto più spettacolare. E che rischia di essere abbandonato per sempre.


I più attenti avranno notato che a Indianapolis, Daytona, Arlington, Seattle, Glendale, Houston, Anaheim 2 e San Diego il classico triplo gigantesco non faceva parte del layout della pista. L'ultima volta che si è visto in pista è stato ad Anaheim 1.


Ed è stato quello il punto dell’incidente tra Barcia e Stewart. Un incidente generato proprio dalle caratteristiche del triplo, che sembra aver portato gli organizzatori del Supercross a ragionare su un’alternativa.



Il triplo, per come è stato concepito finora, obbliga i piloti a prendere una decisione netta: o lo si chiude completamente, oppure si fa la sequenza “due più uno”. Ed è proprio questa seconda soluzione che crea il rischio maggiore. Chi fa doppio e poi uno si trova nel punto di atterraggio di chi il triplo lo sta chiudendo, arrivando dal basso verso l’alto, mentre chi salta scende dall’alto verso il basso. Una condizione estremamente pericolosa.


Per questo motivo, dopo l’incidente di Barcia e Stewart si sta iniziando a sperimentare una soluzione alternativa. Nelle ultime otto gare i track designer hanno introdotto una nuova configurazione del triplo.


La lunghezza dell’ostacolo è rimasta più o meno la stessa, che sappiamo essere variabile dai 65 agli 80 piedi, in media 22 metri, ma la gobba centrale è stata eliminata. Quello che rimane è la rampa di stacco e quella di atterraggio, ma con una geometria completamente diversa. Prima la terza gobba era molto ripida e stretta, mentre oggi è stata trasformata in un dosso molto più rotondo e progressivo, pensato per accompagnare l’atterraggio anche quando non è perfettamente centrato.



In pratica il vecchio triplo è diventato una specie di doppio molto lungo, con un atterraggio più dolce e molto più tollerante agli errori. Curiosamente continua a essere chiamato triplo anche dai commentatori e dai piloti, ma in realtà la struttura è cambiata completamente.


Questo rivoluziona parecchio la dinamica di approccio. Se un pilota decide di non chiudere il salto completo, non fa più “due più uno” come in passato. Deve invece abortire la manovra in anticipo e affrontare l’ostacolo con una sequenza molto più gestibile, sostanzialmente uno più uno.



Ora c’è molto più spazio per gestire la situazione: il pilota che rinuncia al salto ha una velocità molto più bassa e ha il tempo di controllare cosa succede alle sue spalle, può voltarsi, capire se sta arrivando qualcuno e decidere con più calma la mossa successiva.


Con la nuova configurazione, poi, se un pilota arriva leggermente corto la rampa stondata aiuta ad assorbire l’impatto, evitando quella situazione tipica del triplo tradizionale in cui si rischia di schiantarsi contro la terza gobba.


In altre parole: si può anche provare ad azzardare il salto anche se qualcosa è andato storto in fase di rincorsa, perché l’errore non viene punito in maniera così brutale come accadeva prima.



Per ora si tratta ancora di una fase di sperimentazione. I progettisti dei tracciati stanno osservando come reagiscono i piloti e come cambia lo spettacolo delle gare. Il punto è capire se questa soluzione riuscirà davvero a mantenere l’essenza tecnica del supercross riducendo allo stesso tempo alcune delle situazioni più pericolose.


Il nuovo doppio finirà per mandare in pensione il mitico triplo o si farà un passo indietro? Lo scopriremo nei prossimi mesi, ma il fatto stesso che negli Stati Uniti si stia discutendo di modificare il salto simbolo del supercross dice già molto su come questo sport stia evolvendo.





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