Coldenhoff in Brasile; solo questione di soldi?
- Monike Clasen

- 11 minuti fa
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Cosa c'è dietro la scelta dell'olandese di correre il Campionato brasiliano, che scatta questo weekend?

Perché Coldenhoff ha scelto di lasciare la MXGP per correre in Brasile? Per soldi... Certo. Ma limitarci a questo sarebbe riduttivo, perché il campionato brasiliano presenta caratteristiche che, per un pilota abituato al Mondiale motocross, sono tutt’altro che secondarie.
Cominciamo col dire che il calendario prevede dieci round (la metà della MXGP) e, soprattutto, si corre sostanzialmente solo la domenica. Questo significa meno stress logistico, meno usura fisica e mentale e una gestione molto più sostenibile della stagione. Per uno come Coldenhoff, abituato ai ritmi serrati dell’MXGP, è un cambio di prospettiva importante: meno quantità, più controllo, in un contesto comunque più che dignitoso.
Il MX1 GP Brasil è oggi il punto di riferimento del motocross sudamericano e la stagione 2026 si sviluppa su dieci tappe, con un avvio nel sud del Paese, questo fine settimana. Non è un dettaglio banale, perché parliamo di una zona con forte influenza europea, dove anche le condizioni ambientali risultano più “leggibili” per un pilota cresciuto nel nord Europa.

PROGRAMMA DI GARA
Il formato del weekend è semplice: sabato dedicato alle categorie minori, domenica alle classi principali. Per la MX1 il programma è: prove libere (15 minuti), qualifiche a tempi (15 minuti), gara 1 (30 minuti + 2 giri) e finale combinata MX1/MX2 (30 minuti + 2 giri).
MONTEPREMI?
Un altro elemento che colpisce, soprattutto se si guarda con occhi europei, è l’assenza totale di premi ufficiali. Il campionato non offre un montepremi. I soldi ai piloti arrivano esclusivamente dai programmi delle Case o dai contratti diretti. Yamaha e Kawasaki, per esempio, prevedono bonus legati ai risultati, ma sono iniziative dei brand, non dell’organizzazione.
I TOP PLAYER
A livello tecnico e organizzativo il campionato ha fatto un salto evidente negli ultimi anni, trainato soprattutto dalla rivalità tra Honda e Yamaha. Due blocchi ben strutturati, entrambi con team ufficiali e squadre satellite, che hanno alzato l’asticella sotto tutti i punti di vista. Coldenhoff correrà con la Yamaha C6 Bank IMS Racing, struttura satellite nata recentemente con basi solide, mentre sul fronte Honda il riferimento è Enzo Lopes, protagonista anche fuori dalla pista con un rapporto con la Casa che, per il Brasile, rappresenta un punto di svolta. In mezzo si inseriscono realtà come la KTM 595 Pro Tork Racing, probabilmente la più organizzata del lotto, con un’impostazione molto europea sia nella gestione sia nel lavoro in pista.

I RIVALI
Pensare però che Coldenhoff arrivi in un contesto “facile” sarebbe un errore. Il livello non è quello del mondiale, ma è tutt’altro che improvvisato. I piloti sono professionisti, allenati, strutturati e soprattutto motivati. Lo si è visto chiaramente nel 2025, quando Stéphen Rubini ha vinto il titolo trovando comunque resistenza concreta da parte dei protagonisti locali, su tutti Fábio Santos. E lo si vedrà ancora di più nel 2026, dove l’attenzione sarà inevitabilmente sul confronto con Jeremy Van Horebeek: uno che il mondiale lo conosce bene e che in Brasile ha già trovato una dimensione competitiva.
È proprio lì che si gioca il vero valore dell’operazione: Coldenhoff parte con i favori del pronostico, perché il suo curriculum parla da solo, ma dovrà comunque adattarsi a un contesto diverso, con dinamiche e riferimenti nuovi. Le prime gare serviranno per prendere le misure, poi il campionato inizierà a delinearsi. E a quel punto, più che capire cosa può fare Coldenhoff in Brasile, sarà interessante vedere quanto il Brasile riuscirà a metterlo davvero alla prova.









