Perché Gajser ha corso ad Arco con le costole rotte?
- Marco Gualdani

- 1 minuto fa
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Intervista esclusiva a un responsabile sanitario che spiega le modalità di intervento dei medici negli eventi MXGP in caso di infortunio

Nelle ultime ore si è sollevata la polemica che si fonda sull’idea che se tu pilota annunci attraverso i social o con un comunicato di esserti fatto male, poi vieni automaticamente escluso alle gare; mentre se non dici niente a nessuno, ti schieri e corri, anche con le ossa rotte.

Ad alimentare la polemica è Mattia Guadagnini, pilota MXGP del team VanVenrooy e protagonista della vicenda, dopo che lo scorso anno era stato dichiarato unfit nel GP del Trentino per le famose costole rotte. In una storia su Instagram Mattia dice di porsi diverse domande in merito alla questione, le stesse domande che ci siamo posti anche noi e che abbiamo inoltrato a uno dei responsabili sanitari che prestano servizio agli eventi FIM e che ha chiesto di mantenere l'anonimato.

Per cominciare, chi sono i responsabili del centro medico nelle piste e che possono decidere se un pilota può prendere il via o meno?
"Le figure che decidono se un pilota è ammesso o no a una determinata gara sono due: il FIM Medical Officier e il Chief Medical Officier, cioè CMO. Il FIM Medical Officier è un medico che lavora nella FIM con cariche importanti e che segue più gare di campionato consecutive. Il CMO e sempre un medico che ha fatto il corso della FIM, ha fatto la gavetta e presenzia a una o più gare del campionato, tendenzialmente appartiene alla nazione dove si svolge la gara. Semplificando, c’è un medico internazionale e uno nazionale del paese che ospita il GP".
Queste due figure di cosa si occupano?
"Il loro lavoro non è solo quello di intervenire sui piloti infortunati, ma di più ampio respiro: si coordinano con la direzione gara, con gli ufficiali di percorso, con il resto della troupe medica, con ambulanze, elicotteri ecc. Sono liberi di decidere in totale autonomia, sulla base dell’episodio, della documentazione e dei referti, rispetto al protocollo e alla propria valutazione in accordo con gli altri specialisti presenti".

Si può correre una gara di Mondiale motocross con una frattura?
“Sì, è possibile. Dipende ovviamente dal tipo di frattura, dalla posizione in cui si trova, quali ossa interessa e quali rischi si vuole prendere il pilota. Per esempio con delle dita rotte si può correre se si dimostra di avere padronanza del mezzo. In generale, se la frattura non compromette la sicurezza altrui allora si può parlare con in pilota per stimare i rischi e i benefici su se stessi e se vale la pena correrli”.
Perché Gajser ha potuto correre indisturbato nel GP del Trentino?
“I fatti sono che lui è caduto nel GP a Riola, si è rialzato, ha finito la gara. Poi è andato a casa, nessuno ha detto niente, non ci sono stati post o comunicati del team. Gajser ha corso regolarmente la gara in Trentino e ha ottenuto ottimi risultati. Il centro medico non aveva alcun motivo per fermarlo o intervenire".

Secondo lei avrebbe corso ugualmente se avesse ammesso di avere delle costole rotte prima della gara?
“Sì, magari sarebbe stato valutato al centro medico con un "to be rewiew" ad ogni manche. Ma 2 coste rotte in determinati punti non escludono obbligatoriamente un pilota dalla gara".
Ma quando un medico ufficiale deve valutare un pilota?
“La valutazione di un pilota avviene per diverse motivazioni. Se arriva in pista con la barella dopo una caduta, se arriva autonomamente, sempre dopo una caduta, se si presenta anche a distanza da un incidente perché ha dolore e non gli passa e anche se nella gara precedente era stato dichiarato unfit o to be review. Come dicevo, Gajser non rientrava in nessuna di queste casistiche, quindi i medici non avevano motivi validi per imporre la visita, anche se è comunque un loro diritto in qualsiasi momento”.
Cosa significa fit, unfit o to be review?
“Fit significa che sei a posto e puoi correre. Unfit il contrario; game over. To be review, invece, è una via di mezzo: non sei a posto, ma puoi provare a correre, a patto di essere monitorato dopo ogni turno e se determinati parametri non vanno bene, diventi automaticamente unfit”.

Questo è quello che è successo a Renaux in Trentino lo scorso anno, giusto?
“Esatto. Maxime era caduto in gara 1 in Sardegna ed era stato dichiarato unfit per gara 2 per delle fratture costali. Quindi, come dicevo prima, in Trentino 2025 ha dovuto superare il controllo medico prima della gara, assieme a Guadagnini. È verosimile che Renaux si sia presentato con una tac fatta in Francia e un referto medico che ne attestava la capacità di affrontare la gara anche perché la sola RX per le fratture costali può non bastare. Così è stato dichiarato to be review e ogni volta che usciva di pista si è dovuto fermare al centro medico per essere valutato”.
Invece perché a Mattia questo non è stato concesso?
“Mattia aveva un infortunio diverso, più grave. E al controllo si è presentato con una documentazione insufficiente, tanto che la TC l’ha fatta nel camion presente alle gare di mondiale il venerdì pomeriggio, facendo ricadere la responsabilità unicamente sui medici in pista, senza un altro parere e con la tensione palpabile del weekend. Sappiano che in seguito alla visione della TC è stato confermato un quadro più grave dell’immaginabile per cui è stato confermato unfit, anche se aveva già girato in moto nei giorni precedenti”.

Due infortuni simili, ma gestiti in modo diverso.
“Esatto. Renaux ha messo il centro medico nelle condizioni di dargli una possibilità, mentre Guadagnini, a quanto dichiarato sui social e da come sono andati gli eventi noti a tutti, questa cosa sembra averla fatta meno. I medici hanno forti responsabilità nei confronti dei piloti, devono tutelare sia l'infortunato sia i danni che l’infortunato può fare ad altri qualora succedesse qualcosa. Già questa dinamica è delicata quando i fatti sono noti solo ai diretti interessati se poi l’infortunio è noto a tutti, qualsiasi cosa succeda dopo ha un peso diverso. Se il pilota cade e si fa male o se il pilota cade e fa male ad altri? Chi è il responsabile che lo ha fatto correre? Come un pilota comunica sui social e come si presenta a essere visionato nel pregara quando deve essere dichiarato fit o unfit è molto importante”.
Nel dopo gara del Trentino si è parlato del fatto che Gajser abbia fatto uso di potenti antidolorifici, anche con iniezioni. Questo è permesso?
“Sì. In gara sono ammessi antidolorifici per bocca, antidolorifici intramuscolari e anche anestesie locali. Il tutto sempre se sono farmaci o procedure che non rientrano nell’elenco antidoping fornito dalla WADA. Capita che molte fratture vengano gestite con anestetico per mettere il pilota nelle condizioni di correre. Ovviamente con rischi e contro rischi notificati al pilota e al team, con una procedura attenta e mirata e con il pilota costantemente monitorato. Oggi si riesce a fare anche il blocco nervoso a livello costale, una procedura non alla portata di qualsiasi medico, ma con pochi rischi in mani esperte e che ha risultati enormi. Ma tutto è sempre legato a quello che c’è in ballo. Per questo motivo, secondo me, Gajser ha scelto di non correre a Maggiora”.

In che senso?
“C’è un rapporto rischio/beneficio. Con una sola costola rotta senti dolore anche solo quando ridi. E tutte le scelte di un pilota sono sempre un bilancio tra rischio e beneficio. Fare di tutto per correre una gara di Mondiale? Alto rischio alto beneficio; ma solo per piloti al top, quelli a cui ogni punto è fondamentale. Per Gajser non ha senso rischiare di farsi male e soffrire per il Prestige a Maggiora, cioè una gara di un Campionato che non corre integralmente. Chi te lo fa fare?”.










