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L'enduro è sostenibile? Sì, lo dice uno studio

  • Immagine del redattore: Comunicato stampa
    Comunicato stampa
  • 14 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

I dati scientifici raccolti alla 6DAYS di Bergamo dimostrano come l'enduro sia un’attività che non ha un impatto ambientale significativo


Il rigoroso monitoraggio condotto dalla Commissione Ambiente e Normative Fuoristrada FMI durante la Sei Giorni di enduro di Bergamo ha confermato che l’enduro, se regolamentato e gestito secondo standard precisi, è uno sport sostenibile che rispetta i limiti di legge e con valori di inquinamento estremamente contenuti.


Si è trattato di un lavoro lungo e meticoloso. I numerosi dati raccolti sono stati studiati approfonditamente nei mesi successivi all’evento e vengono resi noti oggi. Sono evidenziati nel report in inglese, dedicato a realtà nazionali e internazionali, disponibile qui.



Monitoraggio Atmosferico

Il fulcro della dimostrazione risiede nell’analisi della qualità dell’aria. Grazie a una centralina atmosferica posizionata strategicamente nei pressi del paddock e a una costante attività di monitoraggio, è stato possibile tracciare l’andamento delle emissioni durante tutto l’evento.

I risultati parlano chiaro: i valori di Monossido di Carbonio (CO), Biossido di Azoto (NO₂) e Polveri Sottili (PM10) sono rimasti costantemente al di sotto dei limiti stabiliti dalla legge. In particolare, il monitoraggio del CO (punto critico per l’impatto sulla salute umana) ha mostrato variazioni minime, confermando che l’Enduro non provoca inquinamento atmosferico significativo. Ad esempio, a fronte di un limite di legge per il CO di 10 mg/m³, le rilevazioni medie si sono attestate intorno allo 0,5 mg/m³: un valore venti volte inferiore alla soglia di guardia.



L’Impatto Acustico

La sostenibilità sonora è stata un altro pilastro del monitoraggio. La Commissione Ambiente ha investito in modo autonomo e diretto per mappare l’impatto acustico dell’attività. Oltre alla centralina atmosferica, sono state infatti installate centraline fonometriche su tutto il territorio interessato dalle prove speciali.


Questi strumenti hanno monitorato costantemente i mezzi in gara, i quali devono rispondere ai regolamenti “Sound limits” della FIM (Federazione Internazionale di Motociclismo). Il risultato è stato una gestione del rumore che, pur esistente, rimane rigorosamente entro le soglie previste dalla normativa vigente, garantendo la convivenza tra l’evento sportivo e la tranquillità del territorio. 



Economia Circolare

Oltre ai dati tecnici, la Sei Giorni ha fornito indicatori di sostenibilità eccellenti nella gestione delle risorse:


Gestione dei Rifiuti: un totale di 760 kg di rifiuti è stato gestito durante l’evento, con oltre il 90% dei materiali rientrati nella catena del riciclo. Una quota specifica è stata destinata alla produzione di energia (Waste-to-Energy), mentre la restante parte è stata reimmessa nel ciclo del recupero dei materiali.


Hospitality e Sociale: l’Hospitality FMI ha adottato una politica di “spreco zero”, riducendo lo spreco alimentare dell’85%. Tutti i pasti avanzati sono stati donati quotidianamente ad associazioni no-profit del territorio, trasformando un potenziale spreco in una risorsa sociale.



Recupero rifiuti

Misto materiali di imballaggio (CER 150106) = 31,820 kg

Fanghi della fossa settica = 11.000 kg

Carta, plastica, vetro = 6.800 kg

Olio, filtri, rifiuti speciali = 1.500 kg


In conclusione, il report della Sei Giorni di Bergamo non è solo un documento tecnico, ma la prova che l’impegno della Federazione e dei Moto Club può trasformare un grande evento motociclistico in un modello di economia circolare e responsabilità ambientale. L’Enduro dimostra di essere uno sport capace di rispettare la natura mantenendo ampiamente sotto i limiti il suo impatto.


Giovanni Copioli, Presidente FMI: “I dati raccolti durante la Sei Giorni di Enduro parlano chiaro: quando lo sport è governato da regole, competenze e responsabilità, può convivere con l’ambiente in modo sinergico. Come Federazione siamo orgogliosi dei risultati ottenuti, che dimostrano come l’Enduro sia sostenibile, generi valore per il territorio e sia a tutti gli effetti una specialità i cui eventi rappresentano una risorsa. Questo è il futuro che immaginiamo per il motociclismo fuoristrada e continueremo su questo percorso perché la sostenibilità non è un vincolo ma un fattore strategico di crescita”.


Ad ulteriore riprova di quanto l’Enduro sia uno sport sostenibile, a marzo verrà presentato a Roma il progetto “Zero Emissioni”. Si tratterà della messa a dimora di alberi come azione di mitigazione delle emissioni prodotte dalle moto partecipanti ai Campionati Italiani di Enduro 2026, in conformità con la Direttiva del Ministero della Transizione Ecologica sulla conservazione della biodiversità.




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